PlanetServizi

Corso Aggiornamento Amministratori di Condominio

Corso Aggiornamento Professionale, Accreditato presso la Regione Lazio, per Amministratori di Condominio.

Il corso dura 15 ore come previsto dalla Regione Lazio e dal Ministero di Giustizia.
Viene rilasciato l’Attestato di Frequenza accreditato dalla Regione Lazio e dal Ministero di Giustizia dell’avvenuto corso effettuato. Il Nostro Attestato ha valenza per due Enti Istituzionali.
Docenti altamente professionali, preparati, che effettuano pubblicazioni in importanti case editrici.

Il corso inizierà il 01 Giugno 2017; si svilupperà anche in base alla graduatoria di iscrizione.

La legislazione italiana prevede la possibilità per il singolo “professionista”, iscritto o meno ad una associazione, ovvero le Professioni non organizzate in ordini o collegi, di ottenere, da un organismo accreditato da un Ente Nazionale di accreditamento, in questo caso la Regione Lazio, la Certificazione di Aggiornamento Professionale relativa all’esercizio della professione di Amministratore di Condominio.

Con Noi non Vi è alcun obbligo di Iscrizione presso Associazioni di Categoria, sarete liberi nel fare ciò, ma potrete esercitare liberamente con l’Attestato da noi rilasciato per esercitare la Professione di Amministratore di Condominio.

Per la partecipazione al corso basta registrarsi al seguente link:

http://www.planetformazione.it/corso-amministratori-di-condominio/

A partire dal 10 febbraio 2013 è in vigore la legge 26 gennaio 2013 n. 4, meglio nota come Legge sulle Professioni non regolamentate; tale legge prevede, all’articolo 1, comma 3, che:

Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma 2 contraddistingue la propria attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con l’espresso riferimento, quanto alla disciplina applicabile, agli estremi della presente legge. L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori, di cui al titolo III della parte II del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.206, ed è sanzionato ai sensi del medesimo codice“.

L’Amministratore di Condominio rientra in questa figura professionale.

PlanetServizi

Corso Amministratore Professionista di Condominio

Corso Qualifica Professionale, Accreditato presso la Regione Lazio, per Amministratore Professionista di Condominio.

Il corso dura 72 ore come previsto dalla Regione e dal Ministero di Giustizia.
Viene rilasciato l’Attestato di Qualifica Professionale accreditato dalla Regione Lazio e dal Ministero di Giustizia dell’avvenuto corso effettuato. Il Nostro Attestato ha valenza per due Enti Istituzionali.
Docenti altamente professionali, preparati, che effettuano pubblicazioni in importanti case editrici.

Il corso inizierà il 17 Luglio 2017; si svilupperà anche in base alla graduatoria di iscrizione.

La legislazione italiana prevede la possibilità per il singolo “professionista”, iscritto o meno ad una associazione, ovvero le Professioni non organizzate in ordini o collegi, di ottenere, da un organismo accreditato da un Ente Nazionale di accreditamento, in questo caso la Regione Lazio, la Certificazione di Qualifica Professionale relativa all’esercizio della professione di Amministratore di Condominio.

Con Noi non Vi è alcun obbligo di Iscrizione presso Associazioni di Categoria, sarete liberi nel fare ciò, ma potrete esercitare liberamente la Professione di Amministratore di Condominio.

Per la partecipazione al corso basta registrarsi al seguente link:

http://www.planetformazione.it/corso-amministratori-di-condominio/

A partire dal 10 febbraio 2013 è in vigore la legge 26 gennaio 2013 n. 4, meglio nota come Legge sulle Professioni non regolamentate; tale legge prevede, all’articolo 1, comma 3, che:

Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma 2 contraddistingue la propria attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con l’espresso riferimento, quanto alla disciplina applicabile, agli estremi della presente legge. L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori, di cui al titolo III della parte II del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.206, ed è sanzionato ai sensi del medesimo codice“.

L’Amministratore di Condominio rientra in questa figura professionale.

PlanetServizi

Docente per Corsi di Formazione Professionali

PLANETSERVIZI,

Ente di Consulenza e Formazione Professionale,

è alla ricerca di docenti esperti per l’erogazione dei seguenti percorsi di formazione professionale corrispondenti ai seguenti Codici I.S.F.O.L.-ORFEO (consigliata la ricerca dei stessi su Internet):

  • 1004 Trasporti – Varie (840)
  • 1306 Industria alimentare – Varie (541)
  • 1703 Turismo – Varie (812)
  • 1804 Spettacolo sport e mass media – Varie (212-213-210-321-813)
  • 1911 Lavori d’ufficio – Varie (341-344-345-346-340-862)
  • 2106 Industrie alberghiera e ristorazione – Varie (811)
  • 2404 Distribuzione commerciale – Varie (341)
  • 2504 Ecologia e ambiente – Varie (850)
  • 2608 Informatica – Varie (481-482-480)
  • 2804 Servizi socio educativi – Varie (010-080-640-722-723-724-761-762)
  • 9010 Settore disciplinare università – scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico artistica (211-222-223-224)
  • 9012 Settore disciplinare università – Scienze giuridiche (380)
  • 9013 Settore disciplinare università – Scienze economiche e statistiche (310-460)

Chi fosse interessato, disponibile e in possesso di quelle specifiche competenze può inviare il suo cv completo di attestati aggiornati via mail: cvitae@planetservizi.it.

I professionisti corrispondenti ai requisiti richiesti potranno essere contattati.

Il presente annuncio é rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.

Assunzione di giovani genitori iscritti nella banca dati

Assunzione

Richiesta dell’incentivo per l’assunzione di giovani genitori iscritti nella banca dati di cui al D.M. 19 novembre 2010 (G.U. 27 dicembre 2010, n. 301)

Con la Circolare Ministeriale l’INPS comunica l’istituzione della “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori”, alla quale ogni soggetto che risponde ai requisiti di seguito elencati può liberamente iscriversi.
Possono iscriversi alla banca dati i soggetti che, al momento della domanda di iscrizione, posseggono contemporaneamente i seguenti requisiti:

a. età non superiore a 35 anni (intendendo fino al giorno precedente il compimento del 36° anno di età);
b. essere genitori di figli minori – legittimi, naturali o adottivi – ovvero affidatari di minori;
c. essere titolare di uno dei seguenti rapporti di lavoro:

  • lavoro subordinato a tempo determinato;
  • lavoro in somministrazione;
  • lavoro intermittente;
  • lavoro ripartito;
  • contratto di inserimento;
  • collaborazione a progetto o occasionale;
  • lavoro accessorio;
  • collaborazione coordinata e continuativa.

In alternativa al requisito di cui al punto c., l’iscrizione alla banca dati è consentita anche a coloro che hanno cessato uno dei medesimi rapporti di lavoro. In questo caso, è necessario anche l’ulteriore requisito della registrazione dello stato di disoccupazione presso un Centro per l’Impiego. L’INPS chiarisce altresì le casistiche che possono portare alla cancellazione dalla banca dati, in quanto l’iscrizione alla stessa è subordinata al mantenimento dei requisiti d’accesso. Di conseguenza, un soggetto può essere cancellato dalla banca dati per:

• il compimento del 36° anno di età;
• il raggiungimento della maggiore età di tutti i figli;
• la cessazione dell’affidamento del minore;
• l’assunzione a tempo indeterminato.

L’INPS precisa che nel caso in cui cessi l’affidamento del minore è lo stesso soggetto iscritto che deve procedere alla sua cancellazione dalla banca dati, mentre negli altri casi la cancellazione avviene in automatico. Qualora si ripropongano le condizioni per l’accesso alla banca dati, il soggetto può iscriversi nuovamente, indipendentemente dal fatto che fosse stato (o si fosse) cancellato in precedenza per la perdita di uno dei requisiti necessari al mantenimento dell’iscrizione.

L’iscrizione alla banca dati avviene mediante il sito internet dell’INPS, seguendo il percorso “al servizio del cittadino – autenticazione con PIN – fascicolo previdenziale del cittadino – comunicazioni telematiche – invio comunicazioni – iscrizione banca dati giovani genitori” e compilando il modulo di iscrizione.
Il soggetto che intende iscriversi, dunque, deve necessariamente possedere il codice PIN emesso dall’INPS.
Qualora non ne fosse in possesso, può richiederlo mediante la procedura telematica reperibile sul sito internet www.inps.it, ovvero telefonando al Contact Center (803.164).

L’INPS ha predisposto una “Guida alla procedura di iscrizione – versione 1.0”  con la quale spiega passo per passo la procedura che l’utente deve seguire al fine di iscriversi alla “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori”. Detto manuale è stato diffuso come allegato alla Circolare n. 115/2011, ed è reperibile anche sul sito internet dell’Istituto.
Una volta completata la procedura di compilazione della domanda, viene rilasciato all’utente un attestato nel quale è contenuto il “Codice identificativo univoco” (CIU), che permette all’utente di accedere in ogni momento alla domanda acquisita dal sistema per modificare eventuali informazioni rese che possano, ad esempio, variare la scadenza dell’iscrizione alla banca dati, oppure per cancellare l’iscrizione alla banca dati stessa.
Alla banca dati è possibile accedere anche dal sito internet del Dipartimento della Gioventù (www.gioventu.gov.it), mediante il codice PIN dell’INPS.

Il sostegno all’occupazione dei cd. “giovani genitori” si concretizza mediante l’erogazione di un incentivo economico a favore delle imprese che:

assumono, con un contratto a tempo indeterminato, anche a tempo parziale, uno dei soggetti iscritti alla Banca dati, ovvero
trasformano a tempo indeterminato, anche a tempo parziale, un rapporto di lavoro a tempo determinato.

Il beneficio economico ha un valore massimo di 5.000,00 euro per ogni assunzione, fino al limite di cinque assunzioni per ogni singola impresa o società cooperativa, ed è cumulabile con altri incentivi previsti dalle norme vigenti.

La disposizione normativa (articolo 2, comma 1, Decreto 19 novembre 2010), limita la possibilità di fruizione del beneficio alle sole imprese private e alle società cooperative. L’INPS, nella Circolare n. 115/2011, precisa che detto beneficio spetta a:

• imprese private;
• società cooperative, anche in riferimento all’assunzione di soci lavoratori, purché con gli stessi venga sottoscritto un contratto di lavoro a tempo indeterminato;
• imprese sociali di cui al D.Lgs n. 155/2006.

L’incentivo non spetta, invece, a:

• enti pubblici economici e non economici;
• i datori di lavoro non qualificabili come imprenditori ai sensi del codice civile.

L’INPS specifica che il datore di lavoro – ovvero un suo delegato ai sensi della circolare n. 28/2011 (si veda in merito Aggiornamento AP n. 76/2011) dopo aver effettuato l’assunzione del lavoratore iscritto alla Banca dati, deve richiedere il beneficio economico utilizzando il modulo telematico presente sul sito internet dell’Istituto, nel “Cassetto previdenziale Aziende – Istanze on‐line”.

L’INPS, entro un giorno dall’invio e una volta effettuate le opportune verifiche circa la sussistenza del diritto al beneficio, fornirà all’azienda un Codice Autorizzazione corrispondente all’incentivo richiesto, e nella sezione “Istanze on‐line” sarà disponibile l’esito della richiesta.
L’INPS ha altresì predisposto una “Guida alla procedura di richiesta dell’incentivo all’assunzione – versione 1.0”, allegata alla circolare n. 115/2011 e disponibile anche sul sito internet.

Il beneficio, una volta concesso, è fruito tramite conguaglio del relativo credito nella dichiarazione UniEmens.

Il credito a disposizione aggiornato al 19/05/2014 è pari a € 6.125.000.

Permessi non retribuiti nel M.U.T.

Ferie e permessi non retribuiti

Permessi non retribuiti, Ferie e Permessi Retribuiti nel M.U.T.: indicazioni fondamentali per la compilazione degli Edili.

Di comune accordo a livello sindacale è stato deliberato nel contratto collettivo nazionale del lavoro il limite massimo per ogni Operaio, annualmente, il Limite che può essere inserito all’interno del Modulo Unico Telematico (M.U.T.) delle ferie e permessi non retribuiti e permessi retribuiti.

Il M.U.T. è il servizio messo a disposizione dalla Commissione Nazionale delle Casse Edili per consentire la trasmissione delle denunce periodiche, tramite la rete Internet, alle singole Casse Edili aderenti. L’accesso al M.U.T è riservato alle aziende iscritte ed ai consulenti accreditati presso le Casse Edili. 

Si tratta di campi che contengono le causali di assenza normalmente contemplate al’interno del LUL. Per alcuni di essi verrà impostato un “contatore” che evidenzia il superamento del limite massimo consentito da leggi o contratti, mentre per altri si procederà a richiedere documentazione per le opportune verifiche. Per offrire un maggior servizio ai Ns utenti che ci seguono e per evitare incomprensioni in sede di invio dei MUT o di verifiche documentali, mettiamo in evidenzia i nuovi campi ed i controlli connessi :

  • FERIE

Ad inizio anno il contatore viene valorizzato con 160 ore. Il MUT segnalerà l’eventuale superamento di tali ore e, pur permettendo l’invio della denuncia, la Cassa Edile richiederà il LUL, per aggiungere a tali 160 ore eventuali ore di ferie maturate e non godute relative ad anni precedenti. Al superamento delle ore complessive di ferie, il MUT porrà le ore in eccedenza tra le ore sanzionabili e vi calcolerà la percentuale contributiva vigente.

  • PERMESSI RETRIBUITI

Ad inizio anno il contatore viene valorizzato con 88 ore. Il MUT segnalerà l’eventuale superamento di tali ore e, pur permettendo l’invio della denuncia, la Cassa Edile richiederà il LUL, per aggiungere a tali 88 ore eventuali ore di permesso maturate e non godute relative all’anno precedente. Al superamento delle ore complessive di permessi, il MUT porrà le ore in eccedenza tra le ore sanzionabili e vi calcolerà la percentuale contributiva vigente.

  • PERMESSI NON RETRIBUITI

Per ciascun lavoratore saranno ammesse al massimo 40 ore di permessi non retribuiti e non soggetti a contribuzione. Il MUT segnalerà l’eventuale superamento di tali ore e, pur permettendo l’invio della denuncia, porrà le ore in eccedenza tra le ore sanzionabili e vi calcolerà la percentuale contributiva vigente.

Per celerità ed economia, la Cassa Edile potrà effettuare le richieste a mezzo e-mail all’impresa ed al consulente che ha inviato il MUT. Trascorsi inutilmente quindici giorni dall’e-mail di richiesta documentazione, per la specifica di Ferie e permessi non retribuiti, la Cassa Edile calcolerà i contributi sulle ore di assenza per le quali non ha potuto effettuare i controlli. Eventuali incongruenze rilevate saranno oggetto di richiesta di ulteriore documentazione che, se ritenuta dalla Cassa Edile insufficiente, comporterà l’addebito dei contributi relativi alle ore in questione.

DL 34 – Jobs Act: disposizioni per il rilancio occupazionale

DL 34/2014

DL 34 – Jobs Act: dal 21 Marzo 2014 scattano le nuove disposizione per il rilancio dell’occupazione semplificando gli adempimenti a carico dell’imprese.

 

Il decreto legge, entrato in vigore dal 21 marzo 2014, si compone di cinque articoli. I primi due intendono semplificare il ricorso ai rapporti di lavoro a termine e di apprendistato, nella prospettiva di accrescere la diffusione di tali tipologie contrattuali. L’art. 4 introduce, invece, una procedura informatizzata mediante la quale conseguire la c.d. “smaterializzazione” del Durc, riducendo in tal modo i tempi attualmente connessi alla richiesta e al rilascio del documento di regolarità contributiva. Infine, l’art. 5 introduce specificazioni alla disciplina dei contratti di solidarietà e ne definisce l’ammontare delle risorse finanziarie annualmente disponibili.

La prima novità da segnalare in merito al contratto a termine, è l’eliminazione della c.d. “causale” (che giustifica l’instaurazione del rapporto di lavoro), indipendentemente se si tratta di primo contratto, nel limite di durata massima di 36 mesi (3 anni). Come per ogni contratto a Tempo Determinato, è rimasta la Proroga fino a un massimo di 8 volte nei 36 mesi (tale numero di volte per le proroghe a giorni dovrebbe essere modificata per un Totale Massimo di 6 volte ma aspettiamo direttive certe in merito). Unica condizione da rispettare è che le proroghe si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato.

Inoltre è previsto col DL 34/2014 un limite di assunzione del 20% di contratti a termine che ciascun datore di lavoro può stipulare rispetto al proprio organico complessivo. Tale tetto vale sia come limite massimo che minimo.

La novità, inoltre, fa salvo quanto disposto dall’art. 10, comma 7, del D.Lgs. 368/2001, che da un lato lascia alla contrattazione collettiva la possibilità di modificare tale limite quantitativo e, dall’altro, tiene conto delle esigenze connesse alle sostituzioni e alla stagionalità. Pertanto, i sindacati continueranno ad avere la facoltà di fissare eventuali limiti massimi ai rapporti a termine aziendali.

Il DL 34/2014 prevede  prevede che la disciplina del contratto di apprendistato sia rimessa ad appositi accordi interconfederali ovvero ai contratti collettivi di lavoro qualificati, sempreché siano rispettati alcuni principi fondamentali. Tra questi figura la forma scritta obbligatoria del contratto, del patto di prova e del relativo piano formativo individuale (PFI). Ad essere modificate sono anche le condizioni previste per l’assunzione, attraverso l’eliminazione dell’obbligo di stabilizzazione dei contratti già scaduti al momento della nuova assunzione. In particolare, la soppressione delle condizioni riguarda sia quelle di natura legale introdotte nel T.U. (D.Lgs. n. 167/2011 della L. n. 92/2012), che quelle la cui regolamentazione era affidata ai contratti collettivi. Un’altra novità è il ridimensionamento dello stipendio dell’apprendista durante la partecipazione ai corsi di formazione professionale.

Infine le nuove procedure per il rilascio della regolarità contributiva, dovranno seguire i seguenti criteri:

  • la verifica sarà effettuata attraverso un’unica interrogazione negli archivi dei tre Istituti (INPS, INAIL e casse edili) ;
  • in tutti i casi in cui è prevista l’acquisizione della dichiarazione sostitutiva, non rileva la data alla quale l’interessato ha dichiarato di essere in regola ai fini contributivi e assicurativi ovvero la data alla quale l’interessato ha dichiarato di essere in regola e di avere copertura assicurativa, ovvero la data in cui la dichiarazione è stata resa dall’interessato ;
  • sono individuate le tipologie di pregresse irregolarità di natura previdenziale ed in materia di tutela delle condizioni di lavoro da 

    considerare ostative alla regolarità, ai sensi dell’art. 1, comma 1175, della L. 27 dicembre 2006, n. 296 nelle ipotesi di godimento di benefici 

    normativi e contributivi .

Incentivo per le Aziende che assumono lavoratori licenziati per GMO

 Incentivo

L’incentivo di 190 euro mensili, per l’assunzione di lavoratori licenziati per GMO scade il 12 aprile 2014.

L’INPS, con il messaggio n. 32 del 13 marzo 2014, ha comunicato che – entro il 12 aprile 2013 – i datori di lavoro che nel 2013 hanno assunto lavoratori licenziati nei dodici mesi precedenti per giustificato motivo oggettivo – connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro – possono chiedere all’INPS di essere ammessi al beneficio mensile di 190 euro, di cui al Decreto Direttoriale n. 264 del 19 aprile 2013.

L’agevolazione, in particolare, ha una durata complessiva di 6 mesi in caso di rapporti a tempo determinato, ovvero di 12 mesi in caso di rapporti a tempo indeterminato.

Al riguardo si precisa, inoltre, che il bonus è fruibile anche sui rapporti di apprendistato per una durata massima di 12 mesi.

Permessi studio : cosa sono e quando chiederli

Permessi studio : Diritto inviolabile

permessi studio

I permessi studio, come è previsto dallo Statuto dei Lavoratori per i lavoratori dipendenti, sia privati che pubblici, sono permessi ove i lavoratori stessi possono usufruire di particolari agevolazioni per la realizzazione del diritto allo studio, allo scopo di elevare la propria cultura e di sviluppare le proprie capacità professionali. Possono fruire dei permessi studio tutti i lavoratori studenti iscritti e che frequentano regolari corsi di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, parificate, legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali. La disposizione si applica anche a coloro che frequentano corsi di formazione professionale

L’ammontare dei permessi studio viene stabilita dai singoli contratti collettivi nazionali, ma è ormai prassi abbastanza consolidata quella di concedere 150 ore di permesso in un determinato periodo di tempo, di solito un triennio. 

I permessi studio possono essere utilizzati esclusivamente per la frequenza dei corsi; questo vuol dire che sarà ammissibile la concessione dei permessi studio finalizzati a seguire un corso universitario, ma non per lo studio necessario alla preparazione dell’esame. Questo principio lo ha stabilito un’importante sentenza del tribunale di Milano.  Il datore di lavoro può richiedere le certificazioni comprovanti l’effettiva frequenza dei corsi. 

I lavoratori iscritti e frequentanti regolari corsi di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, hanno diritto ad essere inseriti in turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami. Inoltre, questi lavoratori non sono obbligati a prestare lavoro straordinario o durante i riposi settimanali. Sono inoltre previsti dei permessi giornalieri per sostenere i singoli esami. 

Ferie e Permessi non goduti

Ferie e Permessi non goduti : cosa sapere e come comportarsi

Precisiamo spiegandone innanzitutto la differenza. Le Ferie e Permessi costituiscono un diritto irrinunciabile per ogni lavoratore subordinato; un periodo di riposo necessario per reintegrare le energie psico-fisiche come previsto dall’Art. 36 della Costituzione. Questi principi manifestano la precisa volontà del legislatore di assicurare al lavoratore un periodo di sospensione dall’orario di lavoro, un periodo di riposo finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche, nonché un periodo per dedicarsi alla vita di relazione, familiare e sociale e consentire la soddisfazione delle esigenze di carattere ricreativo e culturale. 

Nel 2003 è stato emanato un decreto in “Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro” ed è il decreto n. 66. Il Decreto Legislativo n. 66 del 2003 all’art. 10 stabilisce la durata delle ferie annuali infatti ogni lavoratore ha diritto :

  • ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore alle quattro settimane;
  • Salvo quanto previsto nel contratto collettivo di riferimento per ogni azienda e lavoratore, che può derogare, il periodo di ferie va goduto per almeno due settimane, consecutive in caso di richiesta del lavoratore, nel corso dell’anno di maturazione;
  • Le restanti due settimane vanno godute nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.

Non possono essere considerati come giorni di ferie (quindi non possono essere scomputati dalle ferie maturate) :

  • Il periodo di preavviso;
  • I periodi di congedo di maternità (o paternità) e di congedo parentale;
  • I periodi di malattia del bambino con ricovero ospedaliero;
  • I periodi di attività svolti per le funzioni presso i seggi elettorali.

Le ferie non usufruite non scadono, restano da godere da parte del lavoratore. Alla conclusione del rapporto di lavoro, le ferie non godute danno diritto all’indennità sostitutiva delle ferie. L’indennità è prevista in specifici casi previsti dal D. Lgs. 66 del 2003. Infatti l’indennità spetta anche per le ferie non usufruite in eccedenza rispetto a quelle minime di legge di 4 settimane e stabilite dal contratto collettivo, quelle non usufruite nei contratti a tempo determinato inferiori ad un anno e per i lavoratori inviati all’estero non trasferisti. La prescrizione è decennale, essendo riconosciuta la natura risarcitoria dell’indennità sostitutiva delle ferie.

Una distinzione fondamentale da dover rammentare tra le Ferie e Permessi, è che le Ferie non godute non possono essere pagate, a differenza invece dei permessi non goduti. Le ferie maturate e scadute (quindi non utilizzate), non possono essere monetizzate. Questo è quello che affermano i decreti legislativi n.66 del 2003 e n.213 del 2004

Dal momento dell’assunzione, ogni lavoratore subordinato, a prescindere dalla tipologia di contratto ovvero se a tempo determinato o a tempo indeterminato, inizia a maturare il periodo di permessi retributivi previsto annualmente dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro di riferimento. E’ il Contratto Nazionale del Lavoro che dispone circa la maturazione dei permessi durante le assenze dal lavoro; la fruizione dei permessi retributivi deve essere in ogni caso preventivamente richiesta al datore di lavoro e da questi concessa.

Non molti sanno che le regole per i Permessi o “ROL” ed “Ex Festività” non goduti sono molto differenti rispetto a quelli applicati alle ferie. Mentre per le ferie non godute non ci può essere monetizzazione, i Permessi non goduti devono essere pagati, secondo la retribuzione del livello, entro il 30 giugno dell’anno successivo alla scadenza. I permessi non utilizzati entro l’anno in cui sono stati maturati decadono. Tuttavia possono essere utilizzati fino alla scadenza del 30 giugno (dell’anno successivo). Entro tale data, se non utilizzati, devono essere pagati. Spesso accade che, proprio a ridosso della scadenza, i datori di lavoro forzino i lavoratori a prendere i permessi residui per evitare il pagamento.

Si fa presente che in mancanza di accordi individuali e/o aziendali, il diritto al godimento del permesso Rol e di Ex festività o in alternativa la loro monetizzazione, sono diritti che il dipendente non perde. E’ il caso di ricordare che anche in caso di cessazione del rapporto, le Ferie e Permessi non goduti sino a quel momento devono essere compensati con la relativa indennità.

Questo è un quadro generale sulle Ferie e Permessi messo a disposizione dal Nostro Team in seguito alle innumerevoli richieste pervenuteci via email.

INPS : Contratto di Solidarietà

Contratto di Solidarietà

Il Contratto di Solidarietà

 

I contratti di solidarietà sono accordi, stipulati tra l’azienda e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di:

  • mantenere l’occupazione in caso di crisi aziendale e quindi evitare la riduzione del personale (contratti di solidarietà difensivi,art.1 legge 863/84);
  • favorire nuove assunzioni attraverso una contestuale e programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione (contratti di solidarietà espansivi art. 2 legge 863/84).

Questa tipologia ha avuto, però, scarsissima applicazione.
La legge prevede due tipologie di contratti di solidarietà:

  1. TIPO A ­ contratti di solidarietà per le aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina in materia di CIGS (art. 1 legge n. 863/84);
  2. TIPO B ­ contratti di solidarietà per le aziende non rientranti nel regime di CIGS e per le aziende artigiane (art. 5 comma 5 legge n. 236/93).

In seguito alla stipula del Contratto di Solidarietà con i sindacati aderenti alle confederazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, il datore di lavoro deve fare richiesta dell’integrazione salariale con mod. CIGS SOLID1, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale per gli ammortizzatori sociali ed incentivi all’occupazione. Alla domanda dovranno essere allegati l’originale del contratto di solidarietà e l’elenco nominativo dei lavoratori interessati. Il decreto ministeriale di concessione del trattamento è emanato entro 30 giorni dalla ricezione della domanda. I contratti di solidarietà possono essere stipulati per un massimo di 24 mesi, prorogabili per altri 24 mesi (36 mesi per i lavoratori occupati nelle aree del Mezzogiorno). Qualora il contratto di solidarietà raggiunga la durata massima prevista un nuovo contratto, per le medesime unità aziendali, può essere stipulato trascorsi dodici mesi dal termine del precedente accordo.